Nubi

Come un allucinato fumo
si sfumano le nubi all’orizzonte,
plumbeo dipinto di grigiore
che ai miei occhi
sembra una notturna prigione
d’un vapore ghiacciato.
Ma oltre il bigio delle nuvole
ritrovo il sorriso della luna,
e nella mia anima emergono
nuovi versi di primigenio amor
privi di parole,
perché ogni parola
sembra come tradire
il mio più alto sentimento.

Luca Martinelli

Memorie

In questa notte grigia e senza stelle, ho preso la decisione di scrivere di te. Curioso, dato che tra noi due eri te quella che possedeva il talento della scrittura. Già, quando scrivevi con la tua penna nera d’inchiostro sembravi una pittrice che lasciava tratti decisi e precisi, senza alcuna sbavatura, maestra nel tracciare sul foglio bianco stupefacenti sfumature tra le righe. Una volta che finivi il tuo quadro di parole, lo sottoponevi ansiosa al mio giudizio. Ed io ero ammutolito, non sapendo cosa dire o cosa fare, stupefatto dalla bellezza della tua poesia simile al suono dell’arpa. Oggi invece voglio essere io, con la mia mano tremante e timorosa, piena di rughe, viva ormai da ottantaquattro anni, a fare il tuo ritratto di parole.
Da questa scrivania in legno posso scorgere il nostro letto matrimoniale, dove abbiamo trascorso innumerevoli notti d’amore: ricordo con assoluta precisione nella mia mente ogni tua espressione di piacere, ogni tuo sorriso di fata dopo un bacio, ogni tua risata d’amore. Insieme eravamo simili al suono di uno sfrenato jazz, e tu eri piena di ritmo e di improvvisazione: benché il tema della nostra canzone d’amore era sempre lo stesso, riuscivi a rinnovarlo in ogni possibile maniera, accelerandone o rallentandone la velocità, cambiandone gli strumenti, rendendo ogni giorno il suono più nitido e più adatto alle nostre orecchie.
Riesco ancora ad avvertire l’odore del tuo profumo: odore simile a quello del balsamico  timo. Risvegliava in me la forza ed il coraggio, proprio come vuole il nome di quella pianta paradisiaca. Proprio come il timo possiede nella sua parte inferiore un fusto legnoso e ramificato, le tue gambe e le tue braccia erano allo stesso tempo docili come un agnellino appena nato eppure forti come un lupo che sta a capo del suo  branco. Come la pianta era aromatica per il suo intenso  profumo , l’odore della tua pelle era l’aroma della mia vita: inebriava la mia anima umile, la estasiava  in ogni momento.

Sento ancora nella mia bocca il gusto delle tua labbra fatate. Erano simili al dolce sapore della ciliegia. Quelle che, quando ero piccolo, raccoglievo in grande quantità, per poi ingozzarmi. Una dopo l’altra, senza freni. Le tue labbra volevano un bacio dopo l’altro, senza freni: erano dolci, fresche e frizzanti. Si sposavano alla perfezione con la mia bocca di vaniglia, per te rassicurante e confortevole. Ogni volta che mi sveglio vorrei darti un bacio, per provare ancora un po’ di piacere. Appena mi rendo conto che ciò è impossibile e non potrà mai più accadere, due lacrime velano i miei occhi azzurri simili alla pura sorgente del fiume. Anche se con un fazzoletto  le asciugo, cosa potrà consolare la mia fragile anima oggi senz’ali?

Odo, sento ancora il suono della tua dolce voce, nel freddo di questo spoglio appartamento. Era simile al canto di un usignolo venuto dal cielo: era chiaro, forte e potente. Ma era una particolarità a rendere la tua voce così soave: la grazia. La tua voce era graziosa come i movimenti di una ballerina. All’alba iniziavi il tuo lucido canto e non potevo non cadere in quella trappola di bellezza e di grazia. Tu eri una calamita ed io ero una bussola che, appena percepisce la calamita, perde ogni punto di riferimento, ogni punto cardinale. Come se impazzisse. Ed io volevo impazzire, perché quella voce era di una seducente dolcezza. Mi sentivo in preda ogni volta ad un paradisiaco stordimento.

Posso ancora immaginare di toccare le tue mani. Dentro queste potevo scoprire la tua vera essenza: ogni linea, ogni tua riga  sul palmo della tua mano, erano una parte di te e della tua anima a me conosciuta. Come quando si taglia un albero e se ne possano vedere  tutti gli anelli. Sono tutti i segni degli anni, delle sofferenze, delle gioie, dei dolori e dei piaceri. Io nelle tue mani vedevo le tue contraddizioni: la tua forza e la tua fragilità, il tuo impegno e la tua leggerezza, la tua voglia di combattere e la tua voglia di pace.

Ed invece sono solo, senza di te: i fantasmi delle mie paura iniziano a farsi largo nella mia mente, nella mia anima. Iniziano a legarmi, ad incatenarmi, senza che io possa fare nulla. E tu, chiave delle mie celle più nascoste , non sei qui con me. Come fare ad uscire da una gabbia di paura e di terrore chiusa a doppia mandata quando ormai, a causa della mia età non più giovane e leggera bensì anziana senza saggezza, non si ha nemmeno il coraggio di fare un passo fuori dalla propria casa? Se almeno tu ci fossi, se almeno la tua sagoma fosse qui con me stasera, potrei correre nel freddo della notte, con te al mio fianco. Ah, quanto rimpiango i tempi lontani, di quando uscivamo la sera per vedere un concerto di un qualche gruppo sconosciuto che suonava rock n’roll scimmiottando  Elvis Presley  e alle quattro del mattino tornavamo a casa come volando. Oppure quando alle quattro del mattino partivamo per andare in montagna, in qualche posto isolato dal mondo, per illuderci che niente potesse fermarci. In questa serata  fredda nella quale  la luna si nasconde come per prendersi gioco di me, penso a questi dolci ricordi per dimenticare almeno per un attimo il sale che ho ingoiato a forza in questi ultimi anni. Vederti ancorata ad un letto di una clinica mi sta uccidendo pian piano. Un vento maledetto sta spazzando via tutta la tua memoria. Ieri mattina ti ho vista non riuscire nemmeno a scrivere il tuo nome, per poi scambiare il mio nome con quello di nostro figlio. Ho fatto un sorriso di comprensione davanti a te, ma pochi minuti dopo mentre tornavo a casa piangevo come un bambino. Eppure ti amo ancora e sono convinto di una cosa: se la tua mente oggi è un labirinto, la tua anima è un fascio di luce.

Luca Martinelli

Siamo troppo grandi

Quando si cresce ci si dimentica sempre, un po’, del passato.

Ci si dimentica degli scherzi sani e genuini.

Ci si dimentica dei rimproveri, del riflesso grigio dei nostri occhi.

Ci si dimentica dei pugni subiti, dei mostruosi lividi violacei sulla nostra pelle.

Ci si dimentica dell’importanza del primo bacio, del primo amico.

«Si diventa più maturi» dicono gli anziani.

«Si diventa più stupidi» dico io.

Più meschini, più calcolatori.

Si cancella tutto solo per rivivere la storia dal principio.

E dopo cosa si farà? Si riavvolgerà il nastro? Tutto questo per cosa? Per avere un’altra possibilità, un altro assaggio.

L’abbiamo già avuta la nostra prima volta e abbiamo lottato per ottenerla.

Io non avrei il coraggio di rimuovere quei ricordi.

Distruggerebbe la piccola me. Quella che ha tutta la vita davanti, per provare a non crescere.

Per provare ad essere un po’ meno stupida.

KB

Nulla

Echi di mitraglia
spuntano nella mia mente
anche quando solo un brivido di vento
fa danzare le foglie
in un colore di sangue.

Non esistono che
minute calotte di ghiaccio,
lungo questo vacuo camminamento:
oramai al nulla io corro
senza alcun residuo d’amore.

Io  nulla potrò fare, ed il Nulla
rimarrò a contemplare,
ché il futuro si fa per me
un malinconico fuoco di candela
che lentamente va a spegnersi.

Quando il Nulla m’accoglierà,
di me rimarrà solo
un eco di carta,
un foglio crepuscolare,
un brivido d’autunno.

Luca Martinelli

Polvere di neve

Polvere di neve
arde nel mio cervello
in un folle istante
di triste euforia.

Balbetto l’incomprensibile
ridendo per la tristezza
che come una coperta di cristallo
avvolge freddamente la mia anima.

Precipito nell’abisso
d’un crepuscolo bianco
penetrato nelle vene
senza che io me ne sia accorto.

Una storia

Un passato di pietra
rincorre la mia mente
come la lama di bipenne
sul collo del castigato.

Il tormento dei miei ricordi risuona
come il nervoso  frusciare delle fronde
al passar del libeccio
in un campo di dolore:

ed ogni giorno è reminiscenza
di lacrime e di spine
dal levarsi della rosea aurora
all’addormentarsi del crepuscolo.

Solo un desio io posseggo:
che il fumo dell’oppio dell’oblio
lieve si diffonda nell’aere
dell’angoscia, mia sorella.

Luca Martinelli

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