La felicità di essere felici

La vita degli ultimi anni sta diventando sempre più piena di impegni, ma il problema è che questi non comportano altrettante soddisfazioni. Allora è necessario chiedersi cosa sia veramente importante: riempirsi le giornate senza goderne nemmeno un secondo o compiere delle scelte e, di conseguenza, delle rinunce, ma intraprendendo attività che ci rendono felici?

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L’anoressia è una cicatrice sul cuore che ti resta in eterno

Quando si entra in un tunnel, di qualsiasi tunnel si tratti, non se ne esce mai per davvero. Anche quando ti sembra che le cose vadano bene e che finalmente il mondo stia girando per il verso giusto non smetterà mai di piovere, perché le nuvole scure ti seguiranno per sempre. Dicono che il tempo guarisca tutte le ferite, ma è una boiata in realtà, il tempo si limita a tenere insieme i pezzi rotti con una cucitura che potrebbe cedere da un momento all’altro. » Read more

Che cos’è l’acqua?

Che cos’è l’acqua? 

Alcuni voli pindarici sull’importanza degli studi umanistici

«Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?” I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa “Che cos’è l’acqua?”»

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Un salto nell’infinito. Testimonianza da una ex alunna

Nella vita non si smette mai di saltare. Gli insegnanti, dalle elementari al Liceo, dicono ai genitori che ai figli manca “quel saltino” per far sì che si arrivi ad un certo livello di dimestichezza con la conoscenza. Insomma a noi ragazzi è richiesto di saltare, ogni anno c’è un salto che ci aspetta. Quando ero più piccola non capivo assolutamente cosa fosse questa storia del salto: mi impegnavo, andavo abbastanza bene, perché avrei dovuto saltare?  » Read more

Oh-key

Bene, eccoci qui. In una scuola come la nostra, così amante dello sport, dove l’attività fisica è ritenuta tra le più importanti in nome del celebre detto “mens sana(?) in corpore sano”, e la cui palestra supera tutti gli standard delle palestre scolastiche mondiali in quanto a dimensioni e attrezzature, noi studenti perpentiani riveliamo il nostro entusiasmo sportivo ad ogni lezione di educazione fisica. Ed essendo io un’atleta nata, scriverò di sport.

Quando parliamo di sport, i primi a venirci in mente sono generalmente il calcio, la pallavolo, il nuoto. Poi lo sci, l’arrampicata, la corsa, le arti marziali, la danza, la ginnastica (artistica e magari anche ritmica), la pallanuoto, il basket, il rugby, l’equitazione, il surf, la box, il ciclismo, il pugilato, e a coloro che sono più sul pezzo anche l’acqua-bike.

Ma qualcuno di voi penserà mai all’hockey subacqueo? Oh, non direi.

L’hockey subacqueo è uno sport di squadra che si pratica in apnea. Le partite si svolgono in due tempi da 15 minuti, in piscine di 25m di lunghezza per 12/15m di larghezza e da un’altezza che va dal metro e 80 ai 3 metri. Le regole sono fondamentalmente le stesse dell’hockey su ghiaccio; ma al posto dei pattini ci sono le pinne. E ovviamente si utilizzano delle piccole mazze di legno e un dischetto di metallo che va spedito nella rete. Certo, il pubblico vedrà parecchio.

Tutti snobbano questo sport fantastico, non sanno nemmeno della sua esistenza. Disprezzato dai giocatori della sua versione terrestre e  pure di quella invernale.  Non c’è nessuno che se ne interessi. Perché? Perché non andate ad assistere ad un match di nuoto acquatico, piuttosto che ad una partita di asciutto tennis? Che poi fa quasi anche paura con tutti i versi che fanno i tennisti. L’hockey acquatico è appassionante! Almeno credo.

Be’,immagino che le teste dei giocatori che fanno su e giù dall’acqua per respirare non siano niente male. Ma non danniamoci alla ricerca di una ragione di praticarlo che sia più valida di “mi piace l’hockey e vivrei in piscina”. Torniamo a noi.

L’hockey subacqueo è (non) ufficialmente tra i dieci sport più strani e sconosciuti del mondo. Perché parlare quindi della corsa con la moglie in spalla o della gara del formaggio rotolante, quando c’è l’hockey subacqueo? Perché dedicarsi alle maratone e ai salti, in alto o in lungo che siano? Potresti essere proprio tu a diventare il miglior hockeista al mondo! Un atleta agonistico, colui che verrà ricordato per aver fatto ammettere l’hockey subacqueo alle Olimpiadi, su cui scriveranno libri e gireranno film che faranno la Storia. Potresti diventare il giocatore di hockey acquatico più celebre di sempre, soprattutto se hai una testa affascinante.

Benedetta Presazzi

It’s time to act

L’estate scorsa mi ha colpita molto un titolo: “Overshoot Day: Il giorno della vergogna“. Incuriosita, subito lessi di che si trattava, e rimasi impietrita: l’Overshoot Day è il giorno in cui, secondo i calcoli del Global Footprint Network, l’uomo esaurisce le risorse che dovrebbe utilizzare in un anno intero.
Sì, è vero, ormai si sente parlare spesso di inquinamento ambientale, di ecologia, di spreco, ma la sensibilizzazzione non sta dando i frutti desiderati, visto che nel 2017 l’Overshoot Day è arrivato con 6 giorni di anticipo rispetto al 2016, il 2 agosto. Sei giorni possono sembrare molto pochi, ma in realtà non lo sono affatto, visto che, anche se dimezzassimo le emissioni di CO2, che rappresentano il 60% della nostra impronta inquinante, esso ritarderebbe soltanto di 89 giorni (3 mesi).
Stiamo consumando e inquinando come se avessimo a disposizione 1,7 Terre, che appunto non abbiamo! E se molti rimangono sordi davanti agli appelli degli ecologisti, poichè sono convinti che la causa di tutto ciò siano le grandi industrie senza scrupoli o movimenti molto più grandi di loro, beh, si sbagliano. Non sono le grandi multinazionali a sprecare ogni anno 2 miliardi di tonnellate di cibo o ad aver gettato nel Mediterraneo quei 115.000 pezzi di plastica galleggiante per chilometro quadrato, che sono stati stimati. Dunque anche in quel mare in cui noi spesso ci facciamo un tuffo, in realtà si annidano tonnellate di immondizia; certo, ancora non siamo arrivati a poter vantare nelle nostre acque delle “isole di rifiuti“, come le due presenti nell’Oceano Atlantico o quelle che galleggiano nell’Oceano Pacifico e nell’Oceano Indiano.
Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta della Pacific Trash Vortex, ma se pensassimo per un momento che potrebbe crearsi una situazione simile anche nel nostro Mediterraneo?

Ogni giorno usiamo l’automobile spesso anche per tratti di strada molto brevi, senza sapere di avere un forte impatto sull’ambiente,contribuendo a rilasciare nell’aria parte di quei 26 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, che rende la nostra atmosfera pian piano sempre più irrespirabile. E’ vero, la CO2 prodotta da un auto non è moltissima, soprattutto se la si usa per poco tempo, ma l’ambiente è in grado di riassorbire soltanto l’anidride carbonica prodotta da processi naturali che erano già stati calcolati da chiunque abbia creato questo mondo. Introdurne anche solo pochi grammi in più nell’aria, equivale a destabilizzare il delicato equilibrio terrestre, che comunque da anni ed anni resiste titanico a questi continui soprusi.

La cosa più inquientante, è che noi potremmo evitare almeno in parte tutto questo; consapevoli di sprecare, sprechiamo comunque, consapevoli di inquinare, lo facciamo comunque, e per di più coscienti del fatto che prima o poi ci toccherà fare i conti con questo nostro comportamento! Ma noi procrastiniamo e procrastiniamo; viviamo sull’orlo del baratro, pensando che non vi cadremo mai, ma in realtà è sempre più vicino! Chiudiamo gli occhi di fronte alla nostra condotta, per pigrizia o per paura, affidandoci quindi a due pessime guide morali. Quanto ci costerebbe usare il treno, invece dell’auto? Quanto ci costerebbe camminare fino alla biblioteca, o fino alla scuola? Quanto ci costerebbe tenerci quella cartaccia in tasca fino a casa? Quanto ci costerebbe buttare il mozzicone spento in un cestino, anzichè per terra? Quanto farci la doccia invece che rimanere in ammollo nella vasca in ben 7 litri d’acqua ? Quanto evitare di comprare cibo in più, che poi finirà nella spazzatura? Quanto ci costerebbe? Nulla. O meglio, nulla se paragonato al nostro pianeta. Sono davvero gesti molto piccoli, che possiamo compiere ogni giorno, e che pian piano, possono davvero cambiare le cose. Anche un viaggio di mille passi inizia col primo, e se invece di guardare direttamente in faccia il problema, agissimo per rendere meno inquinato il nostro piccolo, non solo ci sentiremmo più fieri di noi stessi e migliori, ma piano piano davvero potremmo assistere ad una svolta, sensibilizzando sempre più persone riguardo al problema.
“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo!” diceva un certo Ghandi.

E anche se per molti la sovrapproduzione e l’inquinamento da essa causato, sono necessari per mantere posti di lavoro e di conseguenza sono giustificate dal valore sociale che esercitano, io rispondo: quale società ci sarà da tutelare, se la Terra davvero diverrà inabitabile?

Laura Ferat, 5BC

Russia 2018, l’Italia dov’è?

Il campionato mondiale di calcio 2018 o Coppa del mondo, organizzato dalla FIFA (Federation Internationale de Football  Association) è giunto alla 21ª edizione e si svolgerà in Russia dal 14 giugno al 15 luglio 2018.

Il calcio nella nostra Nazione ha sempre occupato una posizione di grande rilievo, infatti è lo sport più conosciuto e più seguito dagli italiani. I mondiali di calcio, oltre a rappresentare un avvenimento sportivo, sono motivo di aggregazione di più persone, tanto è vero che le famiglie si riuniscono davanti alla televisione per seguire la partita e gli amici nei bar o nelle case private.

La prima partita ufficiale di calcio fu disputata il 26 dicembre 1860 (156 anni fa) sul campo di Sandygate Road di Sheffield (Inghilterra). Alcuni italiani successivamente importarono il gioco del calcio anche in Italia. La prima società sportiva  nel calcio italiano è da sempre considerata il Genoa calcio, fondato ufficialmente nel 1893. Eppure in molti sostengono che il calcio storico fiorentino, conosciuto anche col nome di calcio in livrea o calcio in costume, sia la culla del calcio italiano. In realtà nei fondamentali ricorda molto più il gioco del rugby.

La Nazionale Italiana ha vinto quattro edizioni  della massima competizione calcistica per squadre nazionali maschili (Italia 1934, Francia 1938, Spagna 1982 e Germania 2006), classificandosi seconda in altre due occasioni (Messico 1970 e Stati Uniti 1994); inoltre, si è classificata terza a Italia 1990 e quarta ad Argentina 1978.

Purtroppo nell’estate del 2018 la nostra Nazionale di calcio non sarà presente a questo avvenimento così importante e sentito. Infatti, la partita di andata disputata a Stoccolma contro la Svezia in data 10 novembre 2017, valida per lo spareggio delle qualificazioni ai Mondiali di calcio del 2018, è finita 1-0 per la Svezia. La Svezia ha giocato una partita ordinata mentre l’Italia ha creato un gioco abbastanza confuso per tutti i novanta minuti.

Nella partita di ritorno disputata lunedì 13 novembre allo Stadio di San Siro a Milano gli azzurri non sono riusciti a ribaltare il risultato di 1-0 dell’andata.  La partita è termina 0-0. Gli azzurri pagano le scelte di Ventura (in quel momento allenatore della Nazionale Italiana), confuso e contraddittorio nelle due formazioni decisive schierate nei play off contro gli scandinavi. Però anche i giocatori hanno avuto le loro colpe,, in quanto non hanno affrontato l’evento con lo spirito di vittoria ma si sono lasciati trascinare dall’onda degli eventi.

Sempre più spesso le squadre italiane utilizzano giocatori provenienti da altre parti del mondo. Basti pensare che esistono società calcistiche dove la maggior parte dei giocatori è straniera, come ad esempio l’Inter. Questo in realtà crea poi un disguido a livello Nazionale in quanto diminuiscono i talenti italiani.

E’ la seconda volta nella nostra storia che non riusciamo a qualificarci dopo l’edizione di Svezia ’58. Infatti, nel luglio del 1930 l’Italia non partecipò ai Mondiali che si disputarono in Uruguay, non perché non fosse arrivata in finale bensì  per via del lungo viaggio transoceanico da affrontare e anche per via di un certo snobismo delle nazioni europee nei confronti di tale torneo, in particolare dell’Inghilterra che fino al 1950 non parteciperà al Mondiale.

L’esclusione dell’Italia dai Mondiali viene recepita come un lutto, un evento catastrofico, un momento di disagio e di smarrimento. La sconfitta si riflette anche nel mondo politico ed economico, in quanto gli investimenti calano a picco e crollano i vertici della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio).

Non sono solo i protagonisti della partita a subire le conseguenze negative ma è tutto un susseguirsi di avvenimenti negativi. Per fare un esempio tangibile, sono stati persi circa cento milioni di euro per la mancata vendita delle magliette ufficiali del “brand Italia”, sponsorizzato dalla Puma, che erano state preparate per i mondiali. Le qualificazioni e il passaggio agli ottavi di finale avrebbero garantito un introito di svariati milioni di euro nelle casse della FIGC.

Se l’Italia fosse andata ai Mondiali anche le società calcistiche avrebbero avuto il loro ritorno economico, in quanto sarebbe aumentato il numero degli iscritti e automaticamente sarebbero aumentati i versamenti delle quote associative. Più ragazzi iscritti significa anche più possibilità di vincita delle squadre e automaticamente l’ingresso degli sponsor nelle società si livello.

Matteo Bongiolatti, 3BS

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