Oh-key

Bene, eccoci qui. In una scuola come la nostra, così amante dello sport, dove l’attività fisica è ritenuta tra le più importanti in nome del celebre detto “mens sana(?) in corpore sano”, e la cui palestra supera tutti gli standard delle palestre scolastiche mondiali in quanto a dimensioni e attrezzature, noi studenti perpentiani riveliamo il nostro entusiasmo sportivo ad ogni lezione di educazione fisica. Ed essendo io un’atleta nata, scriverò di sport.

Quando parliamo di sport, i primi a venirci in mente sono generalmente il calcio, la pallavolo, il nuoto. Poi lo sci, l’arrampicata, la corsa, le arti marziali, la danza, la ginnastica (artistica e magari anche ritmica), la pallanuoto, il basket, il rugby, l’equitazione, il surf, la box, il ciclismo, il pugilato, e a coloro che sono più sul pezzo anche l’acqua-bike.

Ma qualcuno di voi penserà mai all’hockey subacqueo? Oh, non direi.

L’hockey subacqueo è uno sport di squadra che si pratica in apnea. Le partite si svolgono in due tempi da 15 minuti, in piscine di 25m di lunghezza per 12/15m di larghezza e da un’altezza che va dal metro e 80 ai 3 metri. Le regole sono fondamentalmente le stesse dell’hockey su ghiaccio; ma al posto dei pattini ci sono le pinne. E ovviamente si utilizzano delle piccole mazze di legno e un dischetto di metallo che va spedito nella rete. Certo, il pubblico vedrà parecchio.

Tutti snobbano questo sport fantastico, non sanno nemmeno della sua esistenza. Disprezzato dai giocatori della sua versione terrestre e  pure di quella invernale.  Non c’è nessuno che se ne interessi. Perché? Perché non andate ad assistere ad un match di nuoto acquatico, piuttosto che ad una partita di asciutto tennis? Che poi fa quasi anche paura con tutti i versi che fanno i tennisti. L’hockey acquatico è appassionante! Almeno credo.

Be’,immagino che le teste dei giocatori che fanno su e giù dall’acqua per respirare non siano niente male. Ma non danniamoci alla ricerca di una ragione di praticarlo che sia più valida di “mi piace l’hockey e vivrei in piscina”. Torniamo a noi.

L’hockey subacqueo è (non) ufficialmente tra i dieci sport più strani e sconosciuti del mondo. Perché parlare quindi della corsa con la moglie in spalla o della gara del formaggio rotolante, quando c’è l’hockey subacqueo? Perché dedicarsi alle maratone e ai salti, in alto o in lungo che siano? Potresti essere proprio tu a diventare il miglior hockeista al mondo! Un atleta agonistico, colui che verrà ricordato per aver fatto ammettere l’hockey subacqueo alle Olimpiadi, su cui scriveranno libri e gireranno film che faranno la Storia. Potresti diventare il giocatore di hockey acquatico più celebre di sempre, soprattutto se hai una testa affascinante.

Benedetta Presazzi

Russia 2018, l’Italia dov’è?

Il campionato mondiale di calcio 2018 o Coppa del mondo, organizzato dalla FIFA (Federation Internationale de Football  Association) è giunto alla 21ª edizione e si svolgerà in Russia dal 14 giugno al 15 luglio 2018.

Il calcio nella nostra Nazione ha sempre occupato una posizione di grande rilievo, infatti è lo sport più conosciuto e più seguito dagli italiani. I mondiali di calcio, oltre a rappresentare un avvenimento sportivo, sono motivo di aggregazione di più persone, tanto è vero che le famiglie si riuniscono davanti alla televisione per seguire la partita e gli amici nei bar o nelle case private.

La prima partita ufficiale di calcio fu disputata il 26 dicembre 1860 (156 anni fa) sul campo di Sandygate Road di Sheffield (Inghilterra). Alcuni italiani successivamente importarono il gioco del calcio anche in Italia. La prima società sportiva  nel calcio italiano è da sempre considerata il Genoa calcio, fondato ufficialmente nel 1893. Eppure in molti sostengono che il calcio storico fiorentino, conosciuto anche col nome di calcio in livrea o calcio in costume, sia la culla del calcio italiano. In realtà nei fondamentali ricorda molto più il gioco del rugby.

La Nazionale Italiana ha vinto quattro edizioni  della massima competizione calcistica per squadre nazionali maschili (Italia 1934, Francia 1938, Spagna 1982 e Germania 2006), classificandosi seconda in altre due occasioni (Messico 1970 e Stati Uniti 1994); inoltre, si è classificata terza a Italia 1990 e quarta ad Argentina 1978.

Purtroppo nell’estate del 2018 la nostra Nazionale di calcio non sarà presente a questo avvenimento così importante e sentito. Infatti, la partita di andata disputata a Stoccolma contro la Svezia in data 10 novembre 2017, valida per lo spareggio delle qualificazioni ai Mondiali di calcio del 2018, è finita 1-0 per la Svezia. La Svezia ha giocato una partita ordinata mentre l’Italia ha creato un gioco abbastanza confuso per tutti i novanta minuti.

Nella partita di ritorno disputata lunedì 13 novembre allo Stadio di San Siro a Milano gli azzurri non sono riusciti a ribaltare il risultato di 1-0 dell’andata.  La partita è termina 0-0. Gli azzurri pagano le scelte di Ventura (in quel momento allenatore della Nazionale Italiana), confuso e contraddittorio nelle due formazioni decisive schierate nei play off contro gli scandinavi. Però anche i giocatori hanno avuto le loro colpe,, in quanto non hanno affrontato l’evento con lo spirito di vittoria ma si sono lasciati trascinare dall’onda degli eventi.

Sempre più spesso le squadre italiane utilizzano giocatori provenienti da altre parti del mondo. Basti pensare che esistono società calcistiche dove la maggior parte dei giocatori è straniera, come ad esempio l’Inter. Questo in realtà crea poi un disguido a livello Nazionale in quanto diminuiscono i talenti italiani.

E’ la seconda volta nella nostra storia che non riusciamo a qualificarci dopo l’edizione di Svezia ’58. Infatti, nel luglio del 1930 l’Italia non partecipò ai Mondiali che si disputarono in Uruguay, non perché non fosse arrivata in finale bensì  per via del lungo viaggio transoceanico da affrontare e anche per via di un certo snobismo delle nazioni europee nei confronti di tale torneo, in particolare dell’Inghilterra che fino al 1950 non parteciperà al Mondiale.

L’esclusione dell’Italia dai Mondiali viene recepita come un lutto, un evento catastrofico, un momento di disagio e di smarrimento. La sconfitta si riflette anche nel mondo politico ed economico, in quanto gli investimenti calano a picco e crollano i vertici della FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio).

Non sono solo i protagonisti della partita a subire le conseguenze negative ma è tutto un susseguirsi di avvenimenti negativi. Per fare un esempio tangibile, sono stati persi circa cento milioni di euro per la mancata vendita delle magliette ufficiali del “brand Italia”, sponsorizzato dalla Puma, che erano state preparate per i mondiali. Le qualificazioni e il passaggio agli ottavi di finale avrebbero garantito un introito di svariati milioni di euro nelle casse della FIGC.

Se l’Italia fosse andata ai Mondiali anche le società calcistiche avrebbero avuto il loro ritorno economico, in quanto sarebbe aumentato il numero degli iscritti e automaticamente sarebbero aumentati i versamenti delle quote associative. Più ragazzi iscritti significa anche più possibilità di vincita delle squadre e automaticamente l’ingresso degli sponsor nelle società si livello.

Matteo Bongiolatti, 3BS

L’Italia esclusa dai Mondiali

Dopo 60 anni di qualificazioni ai Mondiali di calcio l’Italia non passa il girone e quindi non sarà in Russia. L’Italia si è giocata l’ammissione ai Mondiali lo scorso 13 novembre contro la Svezia, con la quale ha perso nella partita di andata e pareggiato in quella di ritorno. Questa è stata una vera e propria disfatta per gli azzurri, che in 180 minuti più recupero non hanno segnato neanche un gol. Fin dall’ inizio l’Italia crea qualche azione, ma subito dopo le due squadre iniziano a protestare: l’arbitro non fischia tre rigori, uno all’Italia e due alla Svezia. Nei minuti successivi l’Italia purtroppo prende la traversa, ma la speranza era ancora viva, perché negli ultimi minuti del primo tempo stava rompendo la difesa svedese. Durante il secondo tempo l’Italia lancia la palla a pochi centimetri dal palo e dopo la calcia contro la traversa. Nei minuti rimanenti, dopo una serie di cambi, l’Italia crea ancora pericoli, ma i difensori della Svezia non ne lasciano passare una. Quando l’arbitro fischia la fine della partita l’incubo diventa realtà e si legge bene sui volti sconvolti degli azzurri. Inoltre l’Italia dovrà dire addio a dei grandi pezzi del calcio italiano come Buffon, De Rossi, Barzagli e forse anche Chiellini. La sconfitta, e quindi la mancata partecipazione ai mondiali, ha causato le dimissioni dell’allenatore della nazionale Ventura e del presidente della F.I.G.C. (federazione italiana giuoco calcio) Tavecchio.

Kia e Angelica Trutalli

L’arbitro, una figura essenziale in campo

Tutti conoscono sicuramente la figura dell’arbitro di calcio, ma ben in pochi sanno le difficoltà che si possono affrontare sui campi da calcio. Senza arbitro ovviamente non si può iniziare una partita e questo fatto calciatori, allenatori e pubblico lo sanno benissimo. Eppure alla prima minima indecisione di un arbitro tutti spesso sono pronti ad attaccarlo, senza magari aver nemmeno visto quanto è accaduto in campo. Ed è proprio per valutare al meglio gli episodi di una partita che il direttore di gara contemporaneamente deve conoscere a menadito il “regolamento del giuoco calcio”, e cosa non di meno conto, deve essere un atleta. Per quanto riguarda la conoscenza del regolamento, ogni aspirante arbitro deve frequentare un corso, della durata di un paio di mesi, tenuto solitamente da un dirigente (presidente o vicepresidente) della locale sezione AIA (Associazione Italiana Arbitri).

Non è da dimenticare il fatto che mensilmente gli arbitri di ogni sezione si ritrovano per la riunione tecnica sezionale, in cui si discute riguardo al regolamento e agli episodi accaduti durante il week-end. Spesso l’incontro è presieduto da un ospite d’onore, che può essere un arbitro di serie A,B o C.

Essere atleta è fondamentale fin dalle categorie minori, in cui annualmente c’è da superare un test fisico, fino alle serie maggiori, in cui fare l’arbitro non è più un hobby ma una vera e propria professione, seppur non riconosciuta ufficialmente, in cui i test fisici sono all’ordine del giorno. Centrale diventa quindi l’allenamento, anche perché un arbitro vicino all’azione è molto più credibile di uno lontano e può sicuramente valutare in modo molto più equo ciò che accade all’interno del campo di gioco. Un bravo arbitro però non solo è in grado di valutare correttamene (o equamente) gli episodi, ma deve essere in grado di non farsi trascinare dal singolo episodio (la decisione dell’arbitro non può essere cambiata, dopo che è stata presa) e soprattutto deve essere in grado di gestire le proteste di dirigenti e calciatori, che già dalle categorie minori non sono per nulla rare. Infatti, sono sì fondamentali i cartellini, che tutti conoscono, ma i richiami verbali, di cui molte persone ignorano l’utilità, aiutano, non di poco, a prevenire inutili cartellini gialli o rossi che scontenterebbero le squadre, e naturalmente non accontenterebbero nemmeno il direttore di gara.

Da sottolineare è il fatto che molto spesso questa attività si intraprende da ragazzi (15 anni è l’età minima per entrare in campo a gestire la prima  gara designata, solitamente di giovanissimi provinciali) e la passione continua fino all’età massima di 45 anni, e in alcuni casi anche oltre, poiché all’interno dell’AIA esiste una particolare figura, l’osservatore tecnico sezionale (solitamente un arbitro che ha già compiuto i 45 anni, quindi salvo deroghe senza idoneità) che, appunto, osserva le partite soprattutto dei giovani arbitri e ne decreta la promozione alle categorie successive.

Gabriele Bongiolatti, 5BC